L’utopia che si fa comunità: la storia del Bar dei Tanti di Breganze (VI)
Raccontare il proprio vissuto non è mai semplice – esordisce così Enzo Miotti, Presidente del Bar dei Tanti alla presentazione del libro di Francesco Brazzale (il 29 maggio scorso a Breganze) che ripercorre l’avventura della sua impresa sociale e culturale – soprattutto quando si appartiene a una generazione che considerava “normale” esporsi, lottare per la giustizia sociale e manifestare per i diritti civili.
Autogestione e valori universali
Nato nel vivo degli anni ’70, in un territorio allora privo di spazi di aggregazione laici, il Bar dei Tanti (1977) divenne rapidamente il punto di riferimento per centinaia di giovani della provincia di Vicenza. Uno spazio autogestito nato per condividere inquietudini, discutere di politica e lavoro, ma anche per fare cultura e sport fuori dagli schemi tradizionali e dal perbenismo dell’epoca.

Alla base di questa esperienza si ritrovano tre parole chiave: utopia, valori, fare e condividere. Quell’attenzione al prossimo e la sensibilità verso le situazioni di disagio ed emarginazione presto si evolvettero in una profonda consapevolezza politica e sindacale. Il gruppo comprese che le fragilità non erano “colpe” individuali, ma il prodotto di un sistema sociale iniquo.
Dall’utopia di Franco Basaglia alle radici nella Resistenza
Erano gli anni in cui lo psichiatra Franco Basaglia scardinava le istituzioni totali proponendo la chiusura dei manicomi, un’utopia che nel 1978 divenne incredibilmente legge. La colonna sonora di quella stagione era affidata ai cantautori – da Fabrizio De André a Francesco Guccini – i cui versi alternativi alla dottrina tradizionale entravano dritti nel cuore dei giovani, cementando valori universali di solidarietà e vicinanza agli “ultimi”.
A dare forza a quella generazione fu anche la riscoperta della Resistenza e della lotta per la Liberazione del 1943-45, appresa direttamente dalle voci dei partigiani di Breganze. Quell’eredità diede la certezza che consolidare la democrazia e ampliare la giustizia sociale fosse un dovere concreto, da perseguire senza aspettare oltre.
Il Bar dei Tanti: incubatore pioniere di idee, lavoro e tutele
Quella che inizialmente doveva essere una “comune” in stile figli dei fiori trovò casa acquistando uno stabile storico a Crosara (VI). Da quel momento, il Bar dei Tanti si è trasformato in un incubatore, fucina di opportunità: un punto di riferimento per le grandi lotte sindacali degli anni ’70 e ’80 e per le riunioni della CGIL (ospitando anche figure come il giovane Guglielmo Epifani), ma anche un crocevia per artisti, intellettuali e registi (dagli Area a intellettuali del calibro di Franzina, Bandini e Lanaro).
Sorprendentemente, quell’esperienza controcorrente funzionò anche come incubatrice economica, dando vita ad attività commerciali e di ristorazione tuttora prestigiose a Marostica e Breganze, e anticipando movimenti di cultura gastronomica legati al territorio.
Il segreto della sua longevità? La capacità di unire anime diverse puntando su ciò che univa piuttosto che su ciò che divideva, mantenendo l’intera comunità giovanile immune dalle tragedie del terrorismo e dell’eroina che in quegli anni decimavano i movimenti.

L’evoluzione dei tempi e l’eredità per il futuro
Oggi il mondo è profondamente cambiato, dominato spesso da logiche di disorientamento, paura e autocrazie.
Eppure, l’esperienza del Bar dei Tanti dimostra che lavorare per un modello di società ideale non è un’illusione, ma un programma di lavoro necessario. Il legame con il territorio continua a evolversi: la presentazione del libro ha ricevuto il patrocinio dell’attuale Amministrazione Comunale di Breganze, guidata dal sindaco Alessandro Crivellaro, con la quale il gruppo sta collaborando attivamente, stanziando risorse per realizzare un nuovo impianto luci destinato alla sala culturale del paese. Un segno tangibile di come quei valori abbiano, nel tempo, trasformato l’orientamento dell’intera comunità.
Enzo Miotti, Presidente Bar dei Tanti di Breganze (VI)

Citando una nota massima filosofica, “l’importante non è la destinazione, ma il viaggio”: il viaggio del Bar dei Tanti è stato fatto di autogestione, partecipazione, cooperazione e militanza vissuta con leggerezza e profonda umanità.
Un ricordo speciale va a chi ha guidato quel percorso e oggi non c’è più, come Nicola Lievore, colonna insostituibile di un’avventura che ha saputo trasformare una sensibilità comune in una straordinaria realtà concreta.