Cooperative sociali che portano avanti con successo percorsi di cambiamento nell’erogazione di prestazione di welfare e servizi, che sono incentrati sul protagonismo sociale e mettono al centro la responsabilità dei lavoratori e di tutti i cittadini.
Realtà che sperimentano altri modelli di welfare, si riconoscono in una concezione di economia capace di generare integrazione per ognuno, e lavorano in sinergia con tutti gli attori del territorio per generare crescita, lavoro e occupazione. È questo il Veneto della cooperazione sociale andato in scena giovedì 24 ottobre all’Hotel Filanda di Cittadella (Padova), dove si è svolto il convegno regionale organizzato da Legacoop Veneto “Innovazione Sociale e Territorio – Le nuove sfide della cooperazione sociale”, nel corso del quale è stato presentato il progetto padovano di inclusione sociale “xbene – Moltiplicatori di benessere”, premiato dalla Regione come miglior progetto veneto di innovazione sociale. Promosso dalle cooperative Te.so.ri e Stile, in partnership con le associazioni Son.i.ka e Dinamika, il progetto si realizzerà a Villa del Conte (Padova), e dalle “ceneri” di un classico capannone industriale farà nascere un centro multifunzionale dedicato alla comunità dell’Alta Padovana e al suo benessere, inteso come mix imprescindibile di relazioni fra tutte le persone (inclusi i soggetti con disabilità e svantaggio), cura del corpo e promozione della creatività, rispetto dei criteri di sostenibilità ambientale oltre che economica.
La progettazione del centro è stata affidata allo studio Carlana Mezzalira Pentimalli: tre giovani architetti veneti laureati allo Iuav di Venezia, che in pochi anni si sono fatti conoscere in Italia e all’estero.
Se è innegabile – è stato ricordato stamattina – che il calo delle risorse e i tagli abbiano ridotto in questi anni i margini gestionali delle cooperative e messo a rischio tante realtà specie di piccole dimensioni, «le eccellenze presenti oggi raccontano come una parte importante della cooperazione sociale veneta sia strutturata e abbia non solo tenuto alla crisi, ma anche reagito ad essa in maniera proattiva con processi di riorganizzazione e innovazione, continuando a garantire i livelli essenziali di assistenza» dichiara il presidente di Legacoop Veneto Adriano Rizzi. «Nessuno oggi può permettersi di non cambiare, e dobbiamo migliorare anche noi. Vogliamo rafforzare la nostra capacità di crescita e continuare, nel contempo, a promuovere la dignità della persona e delle relazioni umane, la centralità dei territori. Siamo chiamati ad affrontare la sfida di un processo di riforma del welfare che lo faccia riconoscere come bene comune, lontano e liberato da logiche assistenzialistiche. E per implementarlo dobbiamo inventarci nuove prassi e nuove modalità di relazione, anche con le istituzioni, la politica e gli enti locali. Abbiamo bisogno di poter contare anche su nuovi strumenti, inclusi quelli legislativi».
Un nuovo welfare veneto, dunque: da sistema di distribuzione di servizi e prestazioni a sistema generativo in grado di essere anche motore di ricerca, investimento e sviluppo. Piena la condivisione da parte della Regione: «Ormai da anni siamo promotori di un cambiamento culturale che mette al centro le progettualità innovative. Per questo abbiamo premiato il progetto “xbene – Moltiplicatori di benessere”. Occorre passare dal welfare state al welfare community, un sistema con al centro la comunità: solo con la piena integrazione nella comunità, infatti, si può realizzare autentica inclusione dei soggetti più deboli» afferma Remo Sernagiotto, assessore ai Servizi sociali della Regione Veneto intervenuto al convegno. Solo questo cambio di marcia permetterà di rispondere ai mutati bisogni di cura, assistenza e qualità di vita in Veneto».
Presenti all’appuntamento, moderato da Loris Cervato, responsabile Settore sociale di Legacoop Veneto, anche Paola Menetti, presidente nazionale di Legacoopsociali, Francesco Benazzi, direttore generale dell'Ulss 15, e Marco Ferrero, presidente delle Acli di Padova.