Le associazioni di categoria del settore pesca lanciano l’allarme bevarassa: il ripascimento delle spiagge, effettuato negli ultimi anni senza l’adeguata tutela della flora e della fauna marina, ha infatti duramente compromesso l’habitat della vongola di mare nel litorale veneto, il cui pescato ha permesso alla flotta chioggiotta e alla Regione di guadagnarsi un posto di primaria importanza a livello nazionale e internazionale. «Una crisi senza precedenti che, iniziata con la moria del 2008 e riacutizzatasi nel 2009, ha obbligato tutte le imbarcazioni a parecchi mesi di inattività non retribuita, passando da circa 5 milioni di chilogrammi di prodotto pescato e sbarcato nel 2007 in tutto l’areale Veneto, a meno di 1 milione in questi ultimi anni»: questi i dati aggregati, a testimonianza della gravità della situazione, diffusi a fine luglio da Lega Pesca, Federcoopesca, Agrital e Coldiretti Impresa Pesca in un comunicato congiunto, in cui le associazioni chiedono a una sola voce l’integrazione di pesca e turismo in un ottica di sostenibilità.
La sabbia – si legge – è un bene prezioso non solo per la salvaguardia della costa e per la fondamentale attività turistica del territorio, ma anche per la riproduzione del celebre mollusco bivalvo, la Chamelea gallina, fonte di reddito e garanzia di sopravvivenza per centinaia di famiglie.
Servono interventi «intelligenti, strutturati e di lungo periodo», frutto di una nuova strategie per il litorale concordata e condivisa con i pescatori, «che troppo spesso non sono coinvolti nell’apprestamento di opere in grado di condizionare negativamente le biocenosi costiere».
Allarme bevarassa: turismo risorsa fondamentale, ma il ripascimento non può danneggiare la pesca
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