La cooperazione può giocare un ruolo decisivo nel risanamento del tessuto socioproduttivo veneto: non solo in difesa dell’occupazione, ma anche nell’erogazione di quei servizi che lo Stato non riesce più a garantire in epoca di crisi del welfare pubblico. Il messaggio, forte e chiaro, è emerso dall’Assemblea regionale di Legacoop Veneto che si è tenuta lo scorso venerdì, 22 giugno, all’Hotel Viest di Vicenza. Con oltre 980 enti economici, più di 375mila soci e 12.400 addetti, quello di Legacoop Veneto è un sistema che ha davvero ancora molto da dire e che regge alla delicatissima fase storica, come dimostrano il consolidamento della produzione delle realtà associate, il rafforzamento della base sociale, la sostanziale tenuta dell’occupazione, oltre agli esempi di nuova imprenditorialità cooperativa.
L’assemblea è stata l’occasione per rimarcare le linee strategiche dell’Associazione: far crescere le dimensioni e la capitalizzazione delle imprese, innovare puntando sulla formazione del personale e sulle aggregazioni (in particolare sui contratti di rete), aumentare la propensione all’export, rinnovare i gruppi dirigenti delle imprese. Azioni già intraprese con successo da numerose cooperative, che si sono raccontate nel corso della mattinata: sotto il profilo della cultura delle aggregazioni, voci di realtà nate in seguito a fusioni come Isfid Prisma di Marghera (Venezia), la struttura di formazione di Legacoop Veneto, o come Pierreci Codess Coopcultura di Mestre (Venezia), oggi leader di mercato nel settore dei beni culturali, si sono alternate a quelle di imprese che sfruttano le sinergie e l’approccio di filiera per aumentare massa critica e know how come la Cooperativa Vongolari di Sottomarina Lido (Venezia); fra le storie di quanti hanno voluto leggere nella crisi un’opportunità, c’è la D&C;Modelleria di Vigodarzere (Padova), che produce stampi e modelli per fonderie, nata dalle ceneri dell’ex Modelleria Quadrifoglio Srl: gli addetti, per continuare l’attività dopo il fallimento, sono diventati imprenditori di se stessi e nell’estate 2012 si sono costituiti in cooperativa chiudendo il 2011 con un fatturato che ha superato il milione di euro e un piccolo utile; anche la cooperativa sociale il Sestante di Treviso (politiche giovanili) ha risposto alla crisi con grinta e con un mix di investimenti volti a riconcepire la struttura organizzativa e gestionale e a diversificare il business. Non ha rinunciato a investire, nonostante la crisi, neppure La Primavera di Campagnola di Zevio (Verona): la realtà, pioniera del settore bio in Italia, fra il 2010 e il 2011 ha infatti ammodernato le strutture e proceduto all’acquisizione strategica di nuovi marchi. Ha invece esplorato le frontiere dell’innovazione nell’accoglienza turistica la cooperativa sociale Cadore di Valle di Cadore (Belluno).
Durante l’assemblea sono state esplicitate anche le richieste di Legacoop Veneto agli amministratori locali, prima fra tutte quella di dare gambe al Patto per il Veneto – siglato lo scorso 2 maggio a Palazzo Balbi assieme alle principali associazioni di categoria e alla Cisl -, che fissava al primo semestre 2012 la deadline per approvare il regolamento che permetterà a Veneto Sviluppo Spa di partecipare al capitale sociale delle cooperative in qualità di socio sovventore (L.r. 17 del 2005). «Stiamo lavorando con la regione per rispettare questa scadenza e dotare le cooperative di uno strumento importantissimo e innovativo, perché interviene direttamente sul loro capitale sociale chiamando i soci, gli strumenti finanziari della cooperazione e Veneto Sviluppo a fare ciascuno la propria parte» ha affermato il presidente di Legacoop Veneto Gianfranco Lucatello.