Quante persone svantaggiate e deboli sono occupate nelle imprese sociali veneziane? E ancora di quali tipi di disagio sociale e lavorativo sono portatrici? Una ricerca condotta da Legacoop Veneto, in collaborazione con Venezia Opportunità, azienda speciale della Camera di Commercio, ha analizzato le realtà della cooperazione sociale della provincia di Venezia per fornire un quadro aggiornato della situazione: i risultati e gli spunti di riflessione emersi saranno al centro di un convegno venerdì 29 giugno 2012, ore 9.30 -12.30, presso la sala Ravagnan nella sede di Legacoop Veneto (via Ulloa 5, Marghera Venezia). Dopo i saluti di Gianfranco Lucatello, presidente Legacoop Veneto, gli interventi di Loris Cervato, responsabile Settore Sociale dell’associazione, Claudio Soldà, segretario generale Fondazione Adecco per le Pari opportunità, Franco Moretto, dirigente Terzo settore Regione Veneto, Gianluigi Bettoli, presidente Legacoop sociali Friuli Venezia Giulia.
La Cooperazione sociale di tipo B – che in base alla legge 381/1991, con l’obiettivo di favorirne l’inclusione sociale, impiega persone svantaggiate per almeno il 30% del personale interno dell’impresa – è di fatto l’attore principale per la realizzazione di tali percorsi. Accanto a questa normativa, la Regione Veneto, unica in Italia, ha approvato una propria legge specifica (L. R. 23/2006) che, a fronte di alcuni benefici, allarga per le cooperative sociali l’inserimento al lavoro anche alle persone “deboli”, così come definite dal regolamento europeo 2204/2002, introducendo una nuova categoria di svantaggio sociale.
Il monitoraggio di Legacoop Veneto ha fotografato un campione rappresentativo dell’80% delle cooperative sociali di tipo B del Veneziano (campione con un numero complessivo di soci lavoratori e dipendenti pari a 1.090 e un fatturato aggregato di oltre 30 milioni di euro).
«In pieno allarme disgregazione sociale» commenta il responsabile Settore sociale di Legacoop Veneto Loris Cervato, «la cooperazione sociale si dimostra un indispensabile fattore di coesione, specie di fronte all’allargarsi del fenomeno di nuove povertà e di emarginazione».