Sedici milioni destinati a sostenere il lavoro carcerario: il ministro della Giustizia Paola Severino ha scelto la Città del Santo per annunciare di essere riuscita a recuperare l’importante finanziamento, dopo lo “scippo” dei fondi alla legge Smuraglia (Legge 22 giugno 2000, n.193 "Norme per favorire l'attività lavorativa dei detenuti" ) avvenuto lo scorso dicembre in Commissione bilancio del Senato.
Lo ha fatto in occasione del convegno di venerdì 15 febbraio tenutosi al Centro Congressi Papa Luciani, promosso da Ministero della Giustizia, Università di Padova, Confindustria Padova e dal Consorzio sociale Rebus di Padova e intitolato “Lavoro – carcere – giustizia – imprese”.
Un dato su tutti dà la misura dell’importanza del rifinanziamento: il tasso di recidiva scende al 2% quando ai detenuti è offerta la possibilità di scontare parte della pena lavorando. Lo ha ricordato il presidente del Consorzio Rebus Nicola Boscoletto, e lo ha confermato la Severino.
«I detenuti che fanno lavori “veri” (cioè non i cosiddetti lavori domestici) – ha illustrato Boscoletto, sono 900 su 66mila, 2.200 includendo gli “articoli 21” e i semiliberi. Arrotondando per difetto, il costo giornaliero di un detenuto è di 250 euro. Considerando che la recidiva per chi non lavora si attesta intorno al 90% (i dati ufficiali che parlano del 69% riguardano solo chi viene "riacciuffato"), capiamo bene perché le risorse destinate al lavoro carcerario siano spese bene: ogni milione investito ne fa risparmiare altri nove».