Approvate le “Linee guida per la stipulazione di contratti di appalto” elaborate dall'Osservatorio della Cooperazione della provincia di Venezia.
«Un importante passo avanti verso una più diffusa cultura della legalità, per il rispetto delle leggi e dei contratti da parte delle società cooperative e delle imprese committenti» commenta soddisfatto Adriano Rizzi, presidente di Legacoop Veneto, associazione che da sempre ha fortemente voluto la definizione di questi criteri. «Siamo consapevoli – spiega Rizzi – che, per quanto meritevole, la sola attività ispettiva non riesce a modificare gli aspetti più negativi legati alla presenza di cooperative "spurie". Per questo abbiamo elaborato delle semplici ma precise indicazioni, che rendono più facile capire (soprattutto per la committenza) se la cooperativa che svolge un appalto sia “regolare” o meno».
Ecco in sintesi i punti principali: per gli appalti privati (soprattutto per quelli ad alto contenuto di manodopera) è stata predisposta una veloce “check list” che invita a verificare, fra l’altro, i seguenti requisiti: il contratto deve esplicitamente prevedere un reale rischio d'impresa a carico della cooperativa appaltatrice, quest’ultima deve inoltre rendere evidenti i costi per la sicurezza; e ancora, il potere gerarchico sugli addetti esecutori spetta alla cooperativa, la quale deve anche avere il possesso dei mezzi di produzione necessari allo svolgimento del servizio.
Ulteriormente, si invitano le parti a seguire la procedura di certificazione dei contratti d’appalto privati presso la Commissione appositamente istituita in seno alla Direzione Territoriale del Lavoro, ai sensi degli artt. 75 e ss. del D.lgs 276/03, al fine di poter verificare la correttezza dell’impianto contrattuale tra le parti.
Sul versante degli appalti pubblici invece (regolati principalmente dal D.lgs. 163/06), le Linee guida evidenziano innanzitutto l'importanza del rispetto delle tabelle ministeriali del costo del lavoro previste dai Contratti collettivi nazionali di lavoro come elemento di garanzia del pagamento di tutte le spettanze ai lavoratori e agli enti e, secondariamente, la preferibilità di stazioni appaltanti pubbliche non informate dal criterio del massimo ribasso, ma piuttosto da quello dell'offerta economicamente più vantaggiosa.
Questo permetterebbe la scelta della qualità del servizio a scapito di un contenimento di spesa (comprensibile di questi tempi) che spesso intacca il rispetto delle leggi e dei contratti, oltreché del diritto ad una equa tariffa per i servizi svolti.
Da ultimo, sono anche state promulgate attraverso decreto le tariffe di facchinaggio per il 2013, che sono vincolanti e recepiscono non solo i costi contrattuali, ma indicano anche una misura dei costi complessivi per ora lavorata nel settore della movimentazione merci.