Finalità rieducativa della pena e necessità per i detenuti di acquisire una preparazione professionale adeguata, per potersi giocare al meglio la propria chance una volta riacquistata la libertà: di questo si è parlato lunedì 14 ottobre a Padova nel corso del convegno di presentazione di “Emergenza Lavoro nelle carceri”, primo volume della serie “Quaderni su Carcere e Giustizia”. Il convegno, organizzato da Officina Giotto, si è tenuto al Centro Congressi “A. Luciani”. Vi ha partecipato anche il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, che prima ha visitato la casa di reclusione di via Due Palazzi e i capannoni industriali di Officina Giotto dove ha incontrato 120 detenuti che vi lavorano. «Un esempio per tutti, Padova è un carcere da prendere a modello – ha detto il Ministro -, come lo è Bollate. E la chiave di svolta è sempre il lavoro. Cerchiamo di diffondere in tutta Italia questo modello, con prodotti che stanno sul mercato. Se qui è successo, dobbiamo farlo dappertutto».
Un messaggio che il Ministro ha ribadito a più riprese anche nel corso del convegno del pomeriggio, aperto da Sandro Gozi, da pochi giorni vicepresidente dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa con delega alle carceri e relatore di una delle proposte di legge per la concessione di amnistia e indulto in discussione al Parlamento. Fra i relatori, il capo del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria Giovanni Tamburino, il procuratore generale della Repubblica presso la Corte d'appello di Venezia Pietro Calogero e, in videoconferenza, anche l’imprenditore Carlo De Benedetti che ha colpito molto il pubblico affermando che non solo il carcere, ma anche il Paese, ripartirà solo dall’economia dell’innovazione e dal lavoro: «Noi torniamo uomini nel momento in cui lavoriamo, altrimenti sopravviviamo e basta», ha detto il presidente del Gruppo Espresso incitando ciascuno a prendere l’iniziativa invece che attendere la ripresa dallo Stato.
E gli ha dato ragione la Cancellieri, che ha voluto ribadire la necessità di dare a tutti quanti un’opportunità per potersi realizzare. Seguita a ruota da Nicola Boscoletto, presidente di Officina Giotto, che ha ricordato l’esistenza degli strumenti a disposizione, anche finanziari di nuova generazione, come i social impact bond, e ha sottolineato come le cooperative sociali e le imprese profit siano in grado di gestire tutti i servizi accessori del carcere. «Siamo pronti a seguirla Ministro – ha affermato intervenendo a nome delle oltre venti coop sociali di tutta Italia presenti a Padova – perché lo Stato possa risparmiare e perché ciò che spende lo spenda solo in proporzione ai risultati».
«Il mondo cooperativo, da sempre presente nel welfare, non si sottrarrà certo alla sfida del lavoro penitenziario» ha rimarcato Adriano Rizzi, presidente Legacoop Veneto, presente al convegno in rappresentanza dell’Aci, Alleanza cooperative italiane.
Sul sito http://www.radioradicale.it/ il video completo con la scansione dei singoli interventi