Alla base dello stato di agitazione proclamato lo scorso 22 maggio dalle associazioni di categoria della pesca e dell’acquacoltura venete, c’era stata proprio la mancata sottoscrizione del protocollo di intesa sulle modalità di realizzazione del terminal off shore al largo del Porto di Venezia. Allora le associazioni avevano espresso tutta la loro preoccupazione, aggravata dal silenzio da parte dei soggetti proponenti il progetto – Magistrato delle acque in primis -, che durava ormai da oltre dieci giorni: un limbo inaspettato, su quel testo condiviso cui si era arrivati dopo tanti incontri e che includeva un piano di ricomposizione ambientale, produttiva ed economica.
La firma tanto sospirata è arrivata ieri, 30 luglio, per mano del presidente del Veneto Luca Zaia, che per l’appunto ha siglato con il presidente dell’Autorità Portuale Paolo Costa e i rappresentanti di Agci – Agrital, Lega Coperative del Veneto – Pesca, Federcoopesca Veneto, Coldiretti Impresa Pesca Veneto, Federpesca Veneto, il protocollo d’intesa sugli interventi di mitigazione e di compensazione degli impatti sul settore peschereccio arrecati dalla realizzazione dell’opera.
Si legge dal comunicato della Regione: “Il documento prevede, in estrema sintesi, che si provveda ad integrare la fase di progettazione con un addendum tematico relativo al settore delle pesca e acquacoltura complementare alla progettazione definitiva, contemplando le seguenti attività e modalità:
1. Aggiornamento del quadro conoscitivo e programma di monitoraggio ante operam sullo stato delle risorse alieutiche e della consistenza delle attività di pesca e acquacoltura
2. Predisposizione del Programma di monitoraggio dello stato delle risorse alieutiche e della consistenza delle attività di pesca e acquacoltura in fase di cantiere (“Misura 1)
3. Predisposizione del Programma di ricomposizione ambientale e produttiva (“Misura 2”)
4. Predisposizione del programma di ricomposizione socio-economica del settore della pesca ed acquacoltura e Programma di monitoraggio dello stato delle risorse alieutiche e della consistenza delle attività di pesca e acquacoltura in fase di esercizio (“Misura 3”) .
Le attività inerenti questo studio saranno realizzate con lo stretto coinvolgimento delle Associazioni di categoria stesse. Nello studio saranno individuate anche le misure e le azioni atte ad avviare il programma di ricomposizione socio-economica delle diverse attività di pesca e acquacoltura interessate dalla realizzazione delle opere”.
Soddisfatte le associazioni di categoria. Così Antonio Gottardo, responsabile Pesca-Legacoop Veneto: «La sottoscrizione di questo protocollo sancisce, per la prima volta, l’importante ruolo del settore pesca nell’ambito della realizzazione un’opera di edilizia civile tanto imponente nel nostro mare.
Il metodo della ricomposizione ambientale, produttiva e socioeconomica è stato accolto positivamente dalla Regione del Veneto, dall’Autorità Portuale di Venezia e dal Magistrato alle Acque. Rappresenta a nostro avviso un fondamentale precedente, per quanto riguarda l’applicazione di un metodo nuovo e rispettoso del valore economico del comparto ittico, attraverso l’inserimento ambientale dei progetti nella fascia costiera.
Ora le associazioni, assieme alla Regione Veneto e agli altri enti competenti, sono chiamate al difficile compito di pianificare al meglio le attività di pesca e acquacoltura in un contesto di opere, vincoli ed opportunità.
L’alternativa sarebbe stata l’ennesima opera senza un piano di sostenibilità ambientale e produttiva. Pericolo scampato. La pesca marittima ha ancora un futuro».